Rimedi e terapie

Rimedi e terapie

Omeopatia

Il termine omeopatia, viene coniato dal suo fondatore, C.F.S Hahneman, che utilizza due radici greche: homoios, che significa “simile” e pathos, che significa “sofferenza” e l’insieme dei due termini, “sofferenza simile”, definisce bene le basi stesse dell’omeopatia, la similitudine che salva.

Attualmente il riferimento normativo che regola il medicinale omeopatico è il Decreto Legislativo n. 219 del 24 aprile 2006 (Gazzetta Ufficiale 21 giugno 2006, n. 142 S.O.) attuazione della direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) relativa ad un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano, nonché della direttiva 2003/94/CE.

Il medicinale omeopatico pertanto è da considerarsi un medicinale riconosciuto ufficialmente dalla farmacopea ufficiale della Repubblica Italiana XII, edizione 2008, Istituto Superiore della Sanità di cui alla pagina 1329 e successive, si trovano l’introduzione e la definizione che recitano quanto segue:

Tutti i testi generali e le altre monografie della farmacopea europea che hanno una rilevanza con l'omeopatia possono trovare applicazione.
Il capitolo omeopatia della Farmacopea Europea contiene le monografie generali e le singole monografie che descrivono le materie prime e le preparazioni usate, quasi esclusivamente per i medicinali omeopatici. Il riferimento a queste monografie per altri scopi può essere autorizzato dalle autorità di registrazione.

Preparazioni Omeopatiche (preparationes homoeopathicae)

Le preparazioni omeopatiche sono ottenute da sostanze, prodotti o preparazioni chiamate "materiali di partenza" (denominati anche Ceppi omeopatici. nel testo inglese il termine è stocks Mentre in quello francese è souches). 
In accordo con un procedimento di produzione omeopatico, una preparazione omeopatica è generalmente indicata con il nome latino del materiale di partenza seguito da un indicazione del grado di diluizione.
Per maggiori info consultare 
http://www.fiamo.it/dipartimento-farmaceutica-omeopatica/

Chi è Hahneman

C.F.S. Hahnemann, medico fondatore dell'omeopatia, nasce il 10 o 11 aprile del 1755 a Meissen, in Sassonia.
La famiglia di origine non era in grado di sostenere i suoi studi, eppure grazie alla tenacia che l'ha sempre contraddistinto nella vita (andando anche contro il volere del padre che amava molto), a mentori che ne ammiravano l'intelligenza e la cultura, alle borse di studio che si guadagnava per meriti e con i soldi che percepiva per le traduzioni e con le lezioni private, riesce a laurearsi con lode in medicina a Vienna il 10 agosto del 1779.

La sua attività di traduttore (sembra conoscesse oltre 10 lingue tra cui latino, greco e ebraico) gli permise di conoscere le opere dei più importanti pensatori, scienziati e letterati di tutti i tempi. Tra questi Ippocrate ebbe molta influenza su quello che poi diventò il pensiero hahnemanniano sulla professione del medico.

Infatti il medico di Coo, scriveva, quattro secoli avanti Cristo, nel “Trattato la natura dei luoghi nell'uomo”:

La malattia è prodotta dai simili e attraverso la somministrazione di simili i malati ritrovano la salute

affermazione che definisce il principio terapeutico della similitudine Similia similibus curantur, uno dei capisaldi dell'omeopatia.

Fu, però, traducendo il Trattato di materia medica di Cullen che ebbe la prima di una lunga serie di intuizioni. Cullen, chimico e medico scozzese, considerato un’autorità di livello internazionale nel campo della composizione e dell'attività delle droghe medicinali, sosteneva che la China guariva la malaria perché tonifica lo stomaco grazie alle sue note proprietà amare e astringenti.

Hahnemann era di tutt'altro avviso. In occasione di un soggiorno in Transilvania, presso il Barone von Bruckenthal, egli aveva contratto una febbre perniciosa ricorrente e si era curato con una dose consistente di questa famosa polvere di China che, lungi dal tonificare lo stomaco, gli aveva causato dei violenti bruciori. Cullen si sbagliava!

Hahnemann volle ripetere l'esperimento su se stesso e aggiunse una nota al testo Trattato di materia medica Dick Allen che stava traducendo.

….A titolo sperimentale ho preso per alcuni giorni due volte al giorno 4 grammi di polvere di China. mi sentivo debole intorpidito. poi il battito del cuore aumentato il polso si è fatto rapido e peso. Anzi intollerabile tremori ma senza rigidità prestazioni in tutte le membra poi pulsazioni in testa al cuore sulle guance e 7 in breve tutti i sintomi eventualmente associate la febbre intermittente la crisi acuta durata due o tre ore e si è ripetuta ogni volta che ho preso la droga.

e poi un'altra nota prosegue

la scorza di China che viene impiegato come rimedio contro la febbre intermittente agisce perché in grado di produrre sintomi simili a questa febbre intermittente in un uomo che gode di buona salute.

Il metodo sperimentale di Hahnemann si basa, quindi, sull'evidenza pratica (proving) e consiste nella sperimentazione della sostanza effettuata sull'uomo in buona salute e capace di auto osservarsi.

I rimedi omeopatici vengono tutti sperimentati sull'uomo, in sicurezza, con rigore per quanto riguarda la standardizzazione e la raccolta dei sintomi. Inoltre nel registrare sintomi osservati non c'è giudizio o apriorismo, questo è lo sforzo più grande per chi pratica l’omeopatia ma anche per il paziente. L’omeopatia mette la massima attenzione sulla persona portatrice di una malattia o disagio nel qui e ora, la raccolta dei sintomi permetterà di individuare il rimedio omeopatico che induce in un soggetto la comparsa dei medesimi sintomi.

Scrive Hahnemann ai suoi collaboratori che sperimentavano i rimedi omeopatici:

ogni volta che i colleghi di Lipsia mi rendevano conto della loro sperimentazione, io li interrogavo con scrupolo per capire se avevano usato parole precise per descrivere i sintomi registrati e se avevano precisato con cura le condizioni in cui tali sintomi erano comparsi.

Oltre a essere un uomo dalle grandi intuizioni e dall’enorme cultura, Hahnemann aveva dalla sua una tenacia è una libertà di pensiero che gli hanno permesso di perseguire la strada della verità oltre la miseria, oltre l'atteggiamento ostile dei colleghi, oltre la solitudine e l'emarginazione che hanno caratterizzato la maggior parte della sua vita fino a raggiungere il riconoscimento pubblico solo in tarda età, in Francia.

 

LA PAROLA AD HAHNEMANN E AL SUO ORGANON.
L’ARTE DELLA GUARIGIONE

L'Organon viene pubblicato nel 1810. È l'opera che fonda legittimamente l'omeopatia sul piano teorico e sul piano pratico e costituisce il fulcro di una rivoluzione che introduce una nuova medicina. Il termine Organon non è stato scelto a caso da Hahnemann infatti Organon è il termine che designava i sei trattati aristotelici dedicati alla logica.

Inoltre, nel 1620 l'inglese Francis Bacon aveva pubblicato un nuovo organon che aveva suscitato grande risonanza e in cui sosteneva che l'unico modo per conoscere la natura stava nell'osservazione metodica e razionale svincolata da teorie preconcette. Dalla pura osservazione fenomenologica si potevano dedurre le grandi leggi che regolano i fenomeni naturali.

Quest'idea corrisponde perfettamente all'ambito nel quale si colloca la riflessione originale di Hahnemann. Egli intende introdurre in medicina un metodo razionale di cura basato essenzialmente sulla pura osservazione della malattia senza alcun apriorismo. Secondo Hahnemann la teoria preconcetta non deve mai oscurare il fenomeno osservato. La scoperta in campo medico può avere luogo soltanto attraverso l'esperienza.

La medicina può essere solo sperimentale e la teoria può solo derivare dall'esperienza. Questo è un fatto di importanza sostanziale che la scuola ufficiale dimentica: Hahnemann è il vero fondatore della medicina sperimentale moderna. Inoltre, introduce una serie di norme comportamentali e di stili di vita da adottare per mantenere lo stato di salute e favorire il processo di guarigione: su questo era intransigente a tal punto che smetteva di seguire i pazienti qualora assumessero abitudini smodate e eccessive, e di certo non poteva permetterselo avendo vissuto per la maggior parte della sua vita in ristrettezze economiche.

L'Organon è un'opera che subisce un'evoluzione continua. Già nella seconda edizione il titolo diventa Organon dell'arte di guarire ("Organon der Heilkunst") e sostituisce l'epigrafe iniziale con la fiera è semplice frase di Orazio:

Aude Sapere. Osa sapere

È un l'opera rivoluzionaria di C.F.S, Hahnemann, in cui già nella sua prima edizione del 1810 vengono evidenziati i tre pilastri dell'omeopatia.

  • similitudine
  • diluizioni infinitesimali
  • individualizzazione

L’opera si apre con una splendida prefazione nella quale Hahnemann definisce con chiarezza il proprio progetto e il proprio ideale della professione medica che non è più solo scienza ma diventa un'arte. Pertanto chi si occupa della guarigione delle persone diventa un artista che, con eleganza e conoscenza, ottiene risultati concreti e duraturi nel più breve tempo possibile e scegliendo tra le varie terapie a sua disposizione quella che risponde meglio ad esigenze della persona.

L’Organon meriterebbe di essere letto indipendentemente dalla propria specializzazione perché apre la mente verso l’integrazione delle discipline terapeutiche che dovrebbero sempre tenere al centro della loro attenzione e dei loro sforzi sempre e solo una cosa: la persona in tutta la sua complessa manifestazione.

 

  • § 1.
    Scopo principale ed unico del medico è di rendere sani i malati ossia, come si dice, di guarirli.

  • § 2.
    La guarigione ideale è la restaurazione rapida, dolce, duratura della salute ossia la rimozione del male nella sua totalità nel modo più rapido, più sicuro ed innocuo, e per ragioni evidenti.

  • § 3.
    Se il medico capisce la malattia ossia sa che cosa si deve guarire nei singoli casi di malattia = riconoscimento della malattia, indicazione; se il medico sa chiaramente quello che nelle medicine, anzi in ogni singolo medicamento, v’è che guarisce = Conoscenza del potere dei medicamenti; se sa adattare, con motivi fondati, il potere medicamentoso dei rimedi con quanto di sicuramente patologico ha riconosciuto nel malato, in modo da portare la guarigione sia per l’esattezza dell’indicazione del medicamento = scelta del medicamento più opportuno e corrispondente al caso per il suo modo di azione, sia per l’esattezza della preparazione e della quantità (dose giusta) e della sua ripetizione; se finalmente conosce gli ostacoli alla guarigione in ogni caso e sa rimuoverli, affinché la guarigione sia definitiva, allora egli opera utilmente e radicalmente ed è un vero terapeuta.

  • § 4.
    Egli è pure un igienista, se conosce le cause che disturbano la salute e determinano e mantengono le malattie e sa da esse preservare l’uomo sano.

  • § 5.
    I dati relativi alla causa più probabile della malattia acuta, come pure i momenti più importanti della malattia cronica, desunti da tutta la storia nosologica, sono di ausilio al medico, per stabilire la causa fondamentale del male, che per solito è dovuto a un miasma cronico.
    Inoltre devesi tener conto della costituzione fisica del malato (specie di quello cronico), il suo carattere affettivo e psichico, la sua occupazione, il suo metodo di vita, le sue abitudini, le condizioni sociali e familiari, la sua età, le sue funzioni sessuali ecc..

  • § 6.
    L’osservatore imparziale, conoscendo il nessun valore di reperti fantastici, che non si possono dimostrare, non vede nelle malattie se non le alterazioni del corpo e dello spirito riconoscibili coi sensi (sintomi) ossia le deviazioni dallo stato sano, preesistente nell’individuo ora malato, deviazioni avvertite dal malato stesso, notate dai conviventi e constatate dal medico.
    Tutti questi segni osservati costituiscono la malattia nel suo complesso totalitario ossia costituiscono la forma morbosa vera ed unica concepibile.

  • § 7.
    Poiché in una malattia, in cui evidentemente nessuna causa determinante o sostenente v’è da rimuovere (causa occasionale) null’altro è possibile constatare all’infuori dei sintomi [pur con riguardo a qualche miasma e considerando i fattori secondari], soltanto i sintomi nella loro totalità (essi danno il quadro riflettente l’intima essenza della malattia ossia il male della forza vitale) devono costituire l’essenziale, che la malattia indica per fare riconoscere quale medicamento essa necessita per guarire, e rappresentare l’unico momento che può determinare la scelta del rimedio più adatto.
    In altre parole la totalità dei sintomi deve costituire per il medico la guida essenziale ed unica per riconoscere quello che egli in ogni malattia deve con la sua arte togliere, affinché la malattia sia guarita e sia ripristinato lo stato di salute.

Sesta edizione del Organon dell'arte del guarire. c.f. Samuel Hahnemann. l'opera capitale dell'omeopatia nella traduzione di Giuseppe Riccamboni. 
Red edizioni.

Spagyria

Spagyria Vegetale: preparazione dei rimedi vegetali secondo la Tradizione. 

Tra gli innumerevoli approcci alla preparazione delle piante e dei funghi officinali che l’essere umano ha elaborato ce n’è uno che affonda le sue radici in una Tradizione secolare e che, prima di tutto, si traduce in una pratica di laboratorio precisa e sapiente: la Spagyria.

La Spagyria è una disciplina antica, codificata, con una vasta letteratura, in cui la teoria e la pratica di laboratorio coincidono. Essa è caratterizzata da specifiche Operazioni: Macerazione, Distillazione, Coobazione, Calcinazione, Circolazione, Fermentazione e si avvale di strumenti di laboratorio particolari: cucurbita, capitello cieco, pellicano, testa di moro, ecc.

La paternità del termine Spagyria, termine che deriva dal greco, viene fatta risalire ad una figura carismatica del tardo Rinascimento: Theophrastus Aureolus Bombast von Hehenheim (Einsiedeln 1493 - Salisburgo 1541), conosciuto come Paracelso.

Spagyria è appunto una parola composta da due termini greci: spao ed agheiro, e può essere tradotta in questo modo: l’Arte di separare il puro di ogni vegetale da tutto ciò che esso ha di impuro ed estraneo, poiché spao sta ad indicare solvi (sciogli) e agheiro coagula (ricondensa).

Il susseguirsi di queste fasi permette di eliminare ciò che è eterogeneo, pesante, immaturo, come direbbero gli Spagyrii feccioso, da tutto ciò che è penetrante, sottile, spirituale, intendendo con questo termine le sostanze nobili e virtuose.

Le parti inutili superflue, grossolane, terrestri, escrementi, impure, vengono separate dalle parti utili, buone, sottili, penetranti, pure, spiritose ed efficaci, per cui queste ultime, risultano essere molto più penetranti ed assimilabili dal corpo umano conferendogli la loro virtù e sono vinti dal calore naturale (qualche volta debolissimo).

Diversamente, nell’assimilazione dei corpi interi o di quelli non ancora separati, il calore, reso debole, con grande fatica e con notevole dispendio di forze sarebbe in difficoltà a ricevere la virtù delle parti pure». (Antonio de Sgobbis, Theatro Farmaceutico, Venezia 1692)

Infatti, tutto ruota attorno alla separazione dei Tre Princìpi del vegetale: Zolfo, Mercurio e Sale, alla loro purificazione e successivo ricongiungimento. Va detto che in questo caso non ci si riferisce nel caso dello Zolfo e del Mercurio ai due minerali ma a degli archetipi.

Nelle piante lo Zolfo è rappresentato dagli olii essenziali, dalla tintura; il Mercurio è più spesso un alcol auto-generato dalla pianta e i Sali sono i Sali fissi ottenuti con la Calcinazione.

Ma perché fare tutto questo lavoro quando nella modernità tutto è risolto con una semplice Macerazione alcolica? La risposta sta nel fatto che la Spagyria ha lo scopo di preparare rimedi temperati, in cui l’Intelligenza della pianta è liberata dalle proprie fecce per esprime tutto il suo potenziale benefico che altrimenti rimane intrappolato in una matrice vegetale cruda che impedisce la manifestazione di tali virtù.

«…tutti i semplici oltre l’elementari forze ritengono una occulta proprietà, e nascosta simpatia, per la quale ogni semplice ha qualche virtù a null’altro comune.»

Fra Donato L’Eremita, Dell’Elixir Vitæ (1624) 

La principessa è reclusa nel castello…essa va liberata! 

(David Casulli)

Aromaterapia

Per raggiungere la verità, bisogna almeno una volta nella propria vita, disfarsi di tutte le opinioni che si sono ricevute, e ricostruire di nuovo e dalle fondamenta i sistemi delle proprie conoscenze ( Descartes)

Oggi gli olii essenziali  sono ritornati di moda, ma non sono nuovi alla nostra conoscenza.

Distillatori in terracotta sono state ritrovati nell'era precolombiana  e l'utilizzo nella cosmesi, nella cura del corpo, nell'arte della guarigione e nella mummificazione trova  largo impiego  nella civiltà egizia oltre 4500 anni avanti Cristo. Accompagnano l'uomo nella sua evoluzione da sempre, da sempre l'uomo è rimasto affascinato dall'odore di alcune piante.Nelle medicine antiche ( cinese ayurvedica tibetane) e strutturate  gli olii essenziali sono stati sempre presenti.  Seguendo l'istinto si facevano utilizzi che ora la chimica e fisica quantistica sono in grado di spiegare nella loro completezza di effetti.

Ma cosa sono gli oli essenziali o essenze aromatiche?

Sono prodotti oleosi volatili e odorosi che si estraggono dai vegetali,  ciò che noi a livello  di percezione olfattiva definiamo :Il profumo delle piante.

Sul loro ruolo all'interno del sistema pianta si sta ancora indagando anche se si sta facendo strada l'ipotesi che possa essere un sistema che utilizza il mondo vegetale per comunicare.

 Il processo di estrazione  deve garantire la preservazione degli oli essenziali e di quei composti minori che danno   la qualità vera dell'olio essenziale,  la sua chemiotipizzazione, la sua personalità, la sua unicità. Il luogo di provenienza e quindi il terreno in cui è cresciuto la pianta, l'esposizione al sole, al clima e anche  l'andamento della stagione,  fanno di un olio essenziale un'entità unica e irripetibile, di cui noi da sempre ne traiamo i benefici,  più o meno consapevolmente,  di armonizzazione dei piani corpo mente emozioni.

Tali effetti  complessi e standardizzabili solo in parte, non sono riproducibili in laboratorio; da qui la differenza di prezzo tra un olio essenziale puro al 100% e una essenza ottenuta in laboratorio o in seguito ad adulterazioni.  

Le tecniche  comunemente utilizzate per l'estrazione sono:

1) Distillazione in corrente di vapore. 
Il vapore acqueo si trascina l'olio essenziale che è volatile.  si ottengono così olii essenziali puri perché non si miscelano con il solvente.  Con i petali più delicati questo processo non va bene.

2) ''Enfleurage''.
estrazione per mezzo di sostanze grasse il profumo che in seguito si separa grazie a particolari tecniche

3) Spremitura.
Per  gli agrumi di cui si utilizzano le scorze.  Un tempo era eseguita a mano ora si usano macchine con metodo a  freddo; con questo processo l'olio essenziale esce  così com'è nella pianta.  E' un sistema di estrazione fisico

4) Estrazione in CO2 (anidride carbonica) super critico.
I gas hanno un  punto critico per cui a un certo valore di pressione diventano liquidi reattivi con caratteristiche specifiche. Iil solvente non costa,  la CO2 si trova  ovunque e poi quando tornano e condizioni normali se ne va in gas lasciando un prodotto puro.  la CO2 non è selettiva però, estrae sostanze liposolubili di' qualunque natura.  
Ne deriva un fito - complesso liposolubile  che non è un olio essenziale puro.

 

Come si può comprendere le rese sono bassissime: per ottenere 1 kg di olio essenziale di lavanda occorrono 160 kg di lavanda vera, mentre per ottenere la stessa quantità di olio essenziale di rosa sono richiesti 5000 kg di petali di rosa ..Immaginate anche gli spazi immensi occupati da queste quantità , ecco perché costano cari!

Non è tanto il costo della pianta ma l'energia produttiva  e lo smaltimento della pianta esausta.

PROPRIETA’ ‘’TERAPEUTICHE’’

L'olio essenziale  crea armonizzazione  tra ilcorpo, la mente e le emozioni.  Sono molto attivi sulla memoria 8Ognuno ha ricordi dell'infanzia associati a profumi precisi).

L'aromaterapia regola la connessione e armonizza il nostro ‘’OIOIOS’’ -’’TUTTO’’ Regolarizzando l' omeostasi della nostra situazione psico-neuro-endocrino-immunologia, svolge un'azione olistica a 360° sui processi che inducono benessere. Gli si esplicano a livello sistemico, dermatologico, sulla mente e sulle emozioni . Quest'ultima azione è reso possibile dall'interconnessione diretta tra il bulbo olfattivo e sistema limbico; tale interconnessione,  senza l'intervento della corteccia frontale espressione del sistema interpretativo e di risposta razionale, si traduce nella stimolazione di uno stato emozionale senza che questo venga ''pensato''.

La  somministrazione  avviene per uso orale,  orale e transcutaneo

(''Studio della cinetica di rilascio di componenti degli oli essenziali da formulazioni topiche.'' Università  di Torino,  Erboristeria Magentina)

USO MAGICO

I concetti legati a una percezione più sottile, sensibile, espansa, che un tempo frequentavamo naturalmente, sono stati relegati  all'ambito della superstizione da una tecnologia che sta sostituendo le nostre funzioni come specie.

Negli olii essenziali non c'è nulla di soprannaturale ma semplicemente amplificano la capacità di fissare visualizzazioni,  immagini della mente, attraverso il potente effetto che i profumi hanno sulla creazione di un ricordo di una memoria. Non sono sovrannaturali in quanto provengono dalla natura e la natura è materia e energia insieme,  anzi la materia stessa è una manifestazione energetica.

Ogni molecola emette una sua energia e le molecole naturali emettono un'energia armonica,   che  il nostro corpo percepisce per istinto.  La scelta degli oli essenziali delle loro combinazioni sono estremamente personali,   o piacciono o non  piacciono,  e non può essere diversamente... puoi ragionarci ma il dato rimane,  Un profumo può attrarti inspiegabilmente o respingerti con disgusto senza che tu possa nulla. Gli olii essenziali quindi  diventano i compagni ideali lungo il viaggio che ci conduce verso il mondo delle energie sottili dove troviamo salute benessere pace e soprattutto ARMONIA.

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